L’Istat (Istituto nazionale di statistica), attraverso il suo rapporto annuale analizzato dalla giornalista Viviana Daloiso sul quotidiano Avvenire con il commento di Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, documenta il drammatico calo delle nascite e il nuovo minimo storico della fecondità che investono l’Italia, con rilevazioni principali riferite al 2025, estese ai primi sette mesi del 2026 e messe a confronto con il 2008, il 2020, il 2024 e le coorti storiche di donne nate nel 1947 e nel 1976. Il fenomeno registra marcate differenze territoriali tra il Nord (inclusa la provincia autonoma di Bolzano), il Centro (con il Lazio), il Mezzogiorno o Sud e la Sardegna, ed è causato sia dalla progressiva contrazione della popolazione femminile in età fertile sia da ostacoli socio-economici quali la precarietà lavorativa giovanile, le difficoltà d’accesso alla casa, l’allungamento dei percorsi d’istruzione e le problematiche di conciliazione tra lavoro e famiglia.
Andamento demografico, natalità e fecondità (2025-2026) Nel 2025 in Italia le nascite si sono attestate a 355.772, con una diminuzione del 3,8% su base annua (circa 14mila nati in meno rispetto al 2024) e una contrazione di oltre 220mila bambini (-38,3%) rispetto al 2008, anno in cui si erano superate le 576mila nascite. Il numero medio di figli per donna nel 2025 è sceso al minimo storico di 1,14 (rispetto a 1,18 del 2024). La flessione è proseguita nei primi sette mesi del 2026 (periodo gennaio-luglio), con 196.864 nascite (-1,1% rispetto alle 198.975 dello stesso periodo del 2025) e una stima provvisoria di fecondità pari a 1,13 figli per donna. La riduzione del 2025 ha attraversato tutti gli ordini di nascita: i primogeniti sono stati 174.842 (-3,7% sul 2024; -38,6% rispetto al 2008), i secondogeniti 127.479 (-4,8% sul 2024; -41,1% sul 2008) e i figli di terzo ordine o successivo 53.451 (-2,1%).
Divari territoriali, livello di istruzione e confronti generazionali Sul piano geografico, il calo dei primogeniti nel 2025 è stato del 5,3% nel Mezzogiorno, del 3,9% al Centro e del 2,3% al Nord, mentre per i secondogeniti si è registrato un -5,5% al Sud, -4,6% al Centro e -4,3% al Nord. La fecondità territoriale vede il Centro al livello più basso con 1,07 figli per donna, seguito dal Nord con 1,15 e dal Mezzogiorno con 1,16. La Sardegna è la regione meno feconda con 0,85 figli per donna, mentre il primato positivo spetta alla provincia autonoma di Bolzano con 1,54. L’istruzione incide sui tempi della genitorialità: le donne laureate hanno in media 1,09 figli e un’età media al parto di 34,9 anni, mentre tra le donne con la licenza media la fecondità sale a 1,58 figli e l’età media scende a 29,7 anni. A livello generazionale, tra le donne nate nel 1976 (che hanno compiuto 50 anni) il 23% non ha avuto figli, contro una percentuale vicina al 10% tra le nate trent’anni prima (1947); nello stesso intervallo, il numero medio di figli per donna è sceso da 2,01 (generatione 1947) a 1,44 (generazione 1976).
Evoluzione delle strutture familiari, cittadinanza e nomi più diffusi Nel 2025 le nascite fuori dal matrimonio sono state 156.874, pari al 44,1% del totale nazionale. Al Centro hanno superato la metà attestandosi al 50,1% (con il Lazio al 51,7%), mentre figurano al 43,1% al Nord, al 42,3% nel Mezzogiorno e raggiungono il picco del 59,4% in Sardegna. Per le madri sotto i 24 anni, il 62,4% dei nati è fuori dal matrimonio (78,7% per le coppie italiane), mentre nella fascia tra 25 e 34 anni la quota è del 44,5% (49,5% per le italiane). Nel 2025 il 7,3% dei nati è stato registrato con il doppio cognome (+4,9 punti percentuali sul 2020), con incidenze dell’8,9% tra i mai coniugati, dell’8,7% tra i già coniugati e distribuzioni territoriali pari al 10,2% nel Nord-ovest, 9% al Centro, 8% nel Nord-est, 4,2% nelle Isole e 3,5% al Sud. Riguardo alla cittadinanza, il 77,4% dei neonati ha entrambi i genitori italiani (-4,8% sul 2024), il 13,8% ha genitori entrambi stranieri (-3,1%) e l’8,8% nasce da coppie miste (31.440 bambini, +4,2%), per un totale di 80.442 nati con almeno un genitore straniero (22,6% del totale). Tra i nomi scelti, si confermano in cima alle preferenze Sofia per le bambine e Leonardo per i bambini.
Fattori strutturali e proposte del Forum delle associazioni familiari Come evidenziato dall’articolo firmato da Viviana Daloiso per Avvenire, Adriano Bordignon, presidente del Forum nazionale delle associazioni familiari, mette in guardia contro il rischio di rassegnazione al declino demografico, ricordando che negli ultimi dieci anni la fecondità in Italia è passata da 1,35 a 1,14 figli per donna. Le difficoltà principali risiedono nella precarietà occupazionale, nei costi della casa e negli ostacoli di conciliazione tra lavoro e famiglia[6]. Per invertire la rotta, il Forum nazionale delle associazioni familiari sollecita interventi strutturali continuativi, chiedendo all’Unione europea maggiore flessibilità di bilancio per i Paesi che investono nelle politiche familiari e promuovendo il potenziamento dell’assegno unico, dei servizi territoriali, degli asili nido, dei congedi parentali e del sostegno abitativo ed lavorativo per le giovani coppie.

